L’oblio della memoria

Una colossale fake news attraversa tutta la contemporaneità: il revisionismo storico di quello che è stato il Novecento e di ciò che adesso è la realtà che ci circonda. Alla verità si è sostituita la “narrazione” ad uso e consumo dei poteri dominanti

Per Platone, il concetto di episteme (conoscenza vera) era strettamente legato alla memoria attraverso la teoria dell’anamnesi (reminiscenza) ed era considerato un processo di ritorno alle idee perfette e funzionale al distacco dalle ombre del mondo materiale. La memoria come antidoto allo smarrimento della coscienza e dell’anima, in quanto facoltà immortale che, attraverso la reminiscenza, permette all’anima di recuperare la verità eterna e immutabile delle idee perfette di bellezza e giustizia presenti nell’iperuranio. La memoria come coscienza attiva per recuperare la verità eterna.

Oggi, i concetti immortali di bellezza e di giustizia sembrano caduti nell’oblio insieme a diversi valori umani, tra cui la memoria storica nella propria fondatezza di giustizia. Anziché essere immortale, solida e duratura, la memoria è diventata liquida e defluisce come defluiscono le fake news o qualsiasi altro tipo di banalità. La memoria non è più fondativa di istituzioni stabili, legami duraturi per legami sociali condivisi. Legami e istituzioni sono in continua mutazione, spinti dalla globalizzazione e dall’estremo consumismo. La memoria storica diventa opzionale, non più anamnesi per la collettività e zattera di salvataggio, ma “doxa” selvaggia e revisionista, che si dirama con la propaganda e si diffonde a causa della scarsa cultura. La scuola è stata riformata nel nome di una logica aziendalista che punta ad “addestrare”, come dichiarò Renzi quando presentò “La Buona Scuola” nel 2015, a scapito del ragionamento e della riflessione. “La memoria storica soppiantata dalla memoria procedurale, la tecnica non è più uno strumento ma il luogo in cui si svolge la vita sociale” (Galimberti). L’umanità si trova in una dimensione a-storica, in cui la finanza ha assoggettato la politica e ci ha privati di una narrazione condivisa. In questa liquidità di ideali, presentare una nuova narrazione storica è fin troppo semplice. Vi ricordate La vita è bella di Benigni ed il carro armato americano che libera il campo? Fu un falso storico poiché fu l’Armata Rossa ad aprire i cancelli di Auschwitz il 27 gennaio del 1945.

Gli Alleati (gli americani) avevano effettuato dei sorvoli sui campi di Auschwitz e Birkenau scattando delle foto nel 1944 e documentando l’esistenza non solo dei campi, ma anche della ferrovia che vi conduceva gli ebrei. Già nel 1942 la BBC a Londra trasmise la notizia del massacro di 700mila ebrei polacchi assassinati durante l’offensiva nazista. Nel 1943 assunse grande rilievo la figura di Jan Karski, un polacco né ebreo né evaso dai campi, il quale riuscì a farsi ricevere da Roosevelt nella Stanza Ovale il 28 luglio 1943 proprio per raccontare l’orrore dei campi. Non successe nulla. Perché non se ne accertarono? Ma intanto gli aerei dell’aviazione alleata puntarono i territori dell’Alta Slesia (dove si trovavano i campi secondari di Auschwitz) per colpire strutture industriali, specie raffinerie petrolifere. Gli Alleati colpirono anche gli impianti industriali della IG Farben, situati ad Auschwitz III. Nelle foto aeree della Raf britannica, con tanto di didascalia “3 agosto 1944”, si vedeva anche il fumo delle camere a gas. Salvare gli ebrei e le altre vittime civili dalle politiche del nazismo non era mai stato un obiettivo primario della guerra. La guerra al nazismo era partita per impedire che potesse conquistare il mondo e non per salvare le sue vittime.

Gli americani, finita la guerra, risarcirono gli ebrei sopravvissuti e fuggiti all’estero, quelli dello Stato di Israele. Dato che nulla fu lasciato al caso, quel “cuscinetto” nel Medio Oriente avrebbe non solo accolto una popolazione vittima di quello che per la prima volta fu definito un genocidio (ma la storia ci narra di altre popolazioni assassinate sistematicamente) ma anche costituire un avamposto alleato contro la Russia e l’Asia. Gli Usa, autolegittimandosi nell’Europa uscita distrutta dalla guerra, inaugurarono una nuova epoca nella quale cominciarono a dettare le nuove regole dell’Occidente, e non solo. I partiti di destra sono sempre stati i loro favoriti per il loro conservatorismo che privilegia le élite, favorisce il grande capitale ed incoraggia la costituzione di lobby.

Dal 1948, ogni cittadina ed ogni cittadino israeliano è obbligato a prestare servizio militare per un periodo che va da 2 anni per le donne a 2 anni e 8 mesi per gli uomini e sono riusciti così a militarizzare un’intera popolazione, altro che difesa di uno Stato fragile. Il sionismo di Netanyahu ed il suo governo si ispirano al sionismo di Jabotinsky, che in una lettera scriveva: “I miei lettori, hanno un’idea generale della storia della colonizzazione in altri Paesi (…) se c’è un solo caso di colonizzazione condotta con il consenso della popolazione autoctona (…)”. Perentoria era la necessità della divisione senza ibridazione tra ebrei e arabi. Elemento determinante del processo di colonizzazione era l’assenza della componente religiosa: pensare al futuro economico significava sostenere un’economia urbana basata sull’industria, sullo sviluppo commerciale, non su un sistema cooperativo. Niente di più vicino alla prospettiva capitalista americana, che in quei principi ha visto riflettere sé stessa. Nel revisionismo storico, nel tentativo di una nuova narrazione, vi è l’obiettivo della legittimazione e, in questo processo di riscrittura, le vittime vengono sepolte sempre una seconda volta.

Meditate che questo è stato: Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore (…). Primo Levi

Giuliana Cenci
Dott.ssa in Scienze Storiche
Operatrice antiviolenza
Vicepresidente Associazione “Mariposa”
Docente di Lettere

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