Street art. Questa pratica espressiva era già presente nell’antica Pompei. La ritroviamo nel Medio Evo e prende forma nel primo dopoguerra. Negli anni Trenta riceve impulso da varie mostre. Oggi è una realtà nelle grandi metropoli internazionali
Street Art è un termine indefinibile e inarrestabile, è una delle forme artistiche più dinamiche e significative del nostro tempo perché in continua evoluzione e mutazione, con protagonisti che si celano spesso in nomi fantastici contesi tra galleristi e forze dell’ordine.
La pratica espressiva di dipingere i muri è antica quanto l’uomo: i primi muri dipinti o incisi furono quelli delle grotte e delle caverne utilizzate anche come abitazioni e dove l’uomo neolitico raffigurava animali, scene di caccia e altro; tra le più note giunte a noi: le grotte spagnole di Altamira e quelle francesi di Lascaux, Chauvet e del Pech-Merle, con dipinti murali risalenti addirittura a oltre il 30 000 a.C. Non è mia intenzione fare la storia dell’uso artistico dei muri, ma è bene ricordare le scritte murali di Pompei, i dipinti murali medievali che prevedevano spesso l’applicazione di oggetti veri, in lamine d’oro ad accentuare l’effetto scenografico.

Molte delle soluzioni della Street Art contemporanea giocano su scritte, oggetti e deformazioni murarie preesistenti come avviene nei tanti lavori del britannico Banksy, degli italiani Blu e Leonardo Canetti in arte Ericailcane. Un predecessore diretto della Street Art è rappresentato sicuramente dal muralismo internazionale del primo dopoguerra, praticato sia in Francia che in Messico, e anche nell’Italia fascista dove l’arte muraria rappresentava un patrimonio collettivo confinalità educativa e propagandistica. Due grandi mostre degli anni Trenta gli danno un forte impulso: La mostra della Rivoluzione fascista a Roma nel 1932 e la Quinta Triennale di Milano del 1933. Una prima linea di sviluppo vide attivi i Futuristi con il concetto di “Plastica murale”; una seconda, più corale e monumentale, è quella sviluppata da Mario Sironi, autore del Manifesto della pittura murale del 1933. Testimonianza ne è il grande dipinto murale L’Italia tra le arti e la scienza del 1935, realizzato per l’Aula Magna della nuova Città Universitaria di Roma.
In Messico i protagonisti erano José Clemente Orozco, Diego Rivera e David Alfaro Siqueiros che sviluppano un’arte murale fortemente ideologica, narrativa e popolare. Nel 1973, con il golpe del generale Pinochet, si assiste ad una nuova ondata di murales realizzati dai giovani di Unidad Popular. In particolare quelli ad opera della Brigada Romana Parra vennero distrutti e molti dei loro autori torturati e uccisi. Di conseguenza, in Europa alcuni artisti diedero vita a murales in solidarietà con il popolo cileno; in Italia molti furono realizzati dalle Brigade Pablo Neruda e Luis Corvalan, alcuni dei quali recentemente restaurati per il loro valore storico e artistico.
Sul finire degli anni Sessanta, a New York, i giovani iniziarono a scrivere sui muri della città, nelle stazioni e sui treni della metropolitana dando origine al Writing, progenitore diretto della Street Art; le scritte sempre più sofisticate si sono trasformate in Graffiti Art e hanno dato vita a nuovi movimenti artistici.
Fashion Moda, fondato da Stefan Eins nel Bronx, nel ’79 organizzò il primo graffiti-show con la partecipazione di molti artisti importanti.
L’Esposizione Internazionale “Documenta 7” che si tenne a Kassel, in Germania, vide tra gli espositori due giovani artisti statunitensi: Jean-Michel Basquiat e Keith Haring. Entrambi diventarono presto famosi anche grazie al sodalizio con Andy Warhol.
Si dovettero attendere gli anni Novanta affinché il Writing metropolitano si diffondesse anche in Italia, ma nel frattempo le cose stavano cambiando, la ricerca stilistica portava verso un nuovo movimento in parte connesso al writing e ai graffiti, ma per molti aspetti sostanzialmente diverso: la Street Art, il movimento artistico oggi più capillarmente diffuso al mondo.
Giorgio Chiominto
Architetto