Una guerra è per sempre… come un diamante!

Trump inizia i conflitti, ma non li sa concludere. Iran: una guerra in “società” con Netanyahu. L’ossessione della Cina. Ogni giorno un nemico in più e uno Stato da assoggettare. Ora è la volta di Cuba: storie di ordinaria follia

Questo è il regalo al mondo dell’uomo che vuole il Nobel per la Pace. Quello che, appena eletto alla Presidenza degli Stati Uniti d’America, ha cambiato in “Ministero della Guerra” il nome di quello della Difesa! Lui, il Tycoon, che sgrana in ogni occasione il rosario degli otto conflitti immaginari fatti terminare nel suo primo anno di mandato. L’America prima di tutto (s’intendono gli USA), in barba a trattati internazionali ed ogni regola di mercato. Solo gli affari, i suoi business, al centro dell’attività da Presidente della più grande potenza militare del pianeta. I dazi come arma di ricatto e non importa se poi questi alla lunga finiscono per danneggiare gli stessi consumatori e le imprese americane. Il Tycoon ha l’ossessione per gli immigrati, il disprezzo per le persone di colore, per gli ispanici, gli omosessuali e per tutte le minoranze che non siano bianche. Gli fa da contraltare Israele che, per affermare il proprio diritto all’esistenza, sente il bisogno di negare l’esistenza del domani altrui accanendosi contro i bambini di Gaza. Nasce e si allunga l’elenco delle nazioni canaglie, dei popoli ritenuti inferiori da assoggettare all’ideologia MAGA che permea l’elettorato che lo ha sostenuto, oggi sempre meno convinto di volerlo ancora alla Casa Bianca. Trump ha il totale disprezzo per le regole della Democrazia e, con i suoi pretoriani dell’ICE, impone l’uso della forza contro ogni dissenso interno. Vive però nell’incubo delle elezioni di medio termine, quelle che potrebbero essere per lui l’unico vero ostacolo al potere assoluto di cui si sente investito per grazia di un Dio nominato sempre a sproposito!

Ed allora parte la girandola delle distrazioni di massa, del fumo negli occhi delle guerre, la comparsata della first lady Melania, senza alcun incarico istituzionale, mandata a parlare all’ONU dei diritti dei bambini in guerra, il giorno dopo i bombardamenti in Iran! In ballo c’è la storia della Groenlandia e gli spazi imperiali dell’Artico, poi il petrolio che il Venezuela ha rubato agli Usa e le invettive contro la Colombia. Inventa la farsa del progetto del Board of Peace, a pagamento, che lui vorrebbe presiedere a vita e che dovrebbe gestire l’affare della ricostruzione di Gaza in combutta con Israele che l’ha rasa al suolo con tutti i suoi abitanti! Un giorno è Cuba da liberare (dal comunismo), per la gioia di Rubio e dei sostenitori del fu dittatore Fulgencio Batista, un altro ancora sono Messico e Canada colpevoli di lesa maestà per non voler diventare le prossime stelle dell’Unione. È tutto un vorticoso tourbillon di balletti, marcette, ammiccamenti e minacce di morte per coloro che gli si oppongono.
Sempre in favor di telecamera con interviste accomodanti sull’Air Force One e relativa ostentazione d’impunità per i crimini dell’affaire Epstein che, con difficoltà crescente, i suoi collaboratori ed i giornali compiacenti cercano di nascondere. C’è la narrazione della democrazia che si esporta, a suon di bombe, una favola ricorrente tanto cara ai governanti americani ben prima di Trump. Ma è la Cina
il suo vero incubo, quello che realmente spaventa l’America di Trump, l’avversario che conta e che va separato dal rapporto privilegiato con Putin.

In tutto questo marasma l’Europa appare divisa, balbettante e Trump non perde occasione per umiliarla con la complicità di governi arrendevoli come l’Italia e l’Ungheria. Capita talvolta che qualcuno gli ricordi della guerra che non riesce a far terminare in Ucraina, ma solo gli sciocchi ignorano i miliardi spesi dalle passate amministrazioni USA per farla iniziare, a partire dal cambio di regime di piazza Maidan. Una guerra che arricchisce solo gli USA ed indebolisce sia la Russia che l’Unione Europea. L’elenco delle imprese del nuovo “padrone del mondo” ora si aggiorna con l’aggressione all’Iran “stato canaglia”, così come lo erano la Libia, l’Iraq, l’Afghanistan e la Somalia. Aggressioni utili per giustificare ogni nefandezza in nome di un altro pezzo di “democrazia” da esportare e di petrolio da afferrare.

L’Iran, lo Stato teocratico degli ayatollah, dispotico quanto si vuole ma Stato sovrano che non era una minaccia militare né per gli USA né per Israele, ma al quale andava fatta la guerra a prescindere. Un popolo, quello persiano di lunghissima e nobile tradizione, che non meritava certo le bombe di Israele e degli USA. Le stesse potenze che, agli inizi degli anni ’50, fecero svanire con un colpo di stato, le speranze di modernizzazione del governo progressista di Mossadek. Guerre preventive, come da sempre tutte le guerre del mondo da Troia in poi. Narrativa a cui gli stati europei, Italia in testa, si accodano servilmente per entrare in una spirale distruttiva di cui non se ne conosce la fine. Un diamante è per sempre (recita il detto), come la guerra per Trump e Netanyahu, e non importa il prezzo se a pagare le conseguenze di questa follia saranno milioni di innocenti.

Ettore Benforte

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora