Garbatella, la bellezza di un quartiere

Cari lettori de «Il Corace», oggi, per il nostro giro nella capitale, vi porto a passeggiare in un quartiere veramente straordinario, molto conosciuto anche grazie alla fiction di Canale 5 «I Cesaroni», storica famiglia del luogo con il proprio bar omonimo. Il quartiere di cui vi parlo è Garbatella, dove tutto sembra il set cinematografico di un film, dove la vita scorre frenetica ma suggestiva grazie ai luoghi e vera grazie alle persone che incontri, e con un empatia miracolosa che rende felici, sia quando prendi un caffè, sia quando parli con la gente schietta e genuina di un quartiere veramente interessante. Il quartiere Garbatella è uno dei quartieri più di tendenza, più a misura d’uomo e più ambiti: il riscatto di una zona ancora autenticamente popolare e dalle mille sorprese. Nato come città-giardino per i lavoratori delle fabbriche lungo la via Ostiense, si sviluppò fino agli anni ’30 secondo logiche differenti dal progetto iniziale. Si trasformò ben presto in borgata per gli sfollati del centro storico e quartiere popolare dopo la Seconda guerra mondiale.

Proprio dal punto di vista architettonico e urbanistico, il risultato ottenuto alla Garbatella è divenuto un vero e proprio “caso di studio” che ha ispirato e ispira architetti e urbanisti di tutto il mondo: sposa, infatti, l’anima popolare, rurale e operaia alla ricerca architettonica. Viene riconosciuto qui un nuovo stile architettonico, sia relativamente ai primi fabbricati, sia, in generale, per tutto il periodo di edificazione del quartiere. Un campo di sperimentazione veramente prolifico, soprattutto considerando che venne applicato in un contesto operaio, popolare, per creare alloggi di proprietà pubblica.

Passeggiando per le viuzze del quartiere, saltano subito all’occhio le molte aree verdi, le specie di alberi secolari rispettate così come le altimetrie e le piccole valli, la lottizzazione che ha enfatizzato l’aspetto rurale. Tutto questo permette di abbandonare, anche solo per un attimo, la dimensione caotica della metropoli per vivere una Roma verace, schietta, a volte stranamente silenziosa. I soli, quasi dimenticati, suoni che è possibile udire dalle scalinate e nei cortili sono lo scorrere singhiozzante e pigro dei “nasoni” e le grida dei bambini che ancora oggi si rincorrono fra i lotti centenari; il vociare degli anziani nei bar storici e quello delle mamme e nonne che richiamano i propri piccoli, in quei quasi 26 ettari di territorio dove tutti o quasi si conoscono. E poi i profumi, quelli della cucina di un tempo e del bucato steso. All’interno di questo complesso abitativo composto da villini, palazzine, edifici polifunzionali e alberghi di transito, vivono forse ancora pochi, ma veraci, romani de Roma.

Una zona così isolata eppure così vicina al centro storico
Tra i quartieri di Roma con sviluppato senso di comunità, la Garbatella è spesso presentata come esempio di spirito identitario, mantenutosi nonostante le persone venute qui da altri rioni popolari della capitale. Questo perché la proprietà pubblica e poi l’alienazione delle case agli ex assegnatari Iacp ha permesso un graduale ricambio generazionale tutto interno alle stesse classi sociali.
Negli ultimi anni, comunque, scomparse alcune antiche famiglie e molti dei suoi “pionieri”, la Garbatella si avvia a divenire un quartiere mediamente di lusso.
Tanti sono stati gli attestati di stima di intellettuali, letterati, registi, artisti; non da ultimo, l’architetto Stefano Boeri (architetto milanese autore del Bosco verticale), parlando di “piccolo miracolo di vivibilità” e riferendosi tanto all’aspetto architettonico-urbanistico quanto all’aspetto sociale, ai luoghi di incontro, giovanili e non, vecchi e nuovi, che da sempre caratterizzano il quartiere.
Garbatella è, dunque, un tesoro architettonico, è un’idea di città a misura d’uomo, un modo di relazionarsi col prossimo, un’identità collettiva e un senso di appartenenza. Una vera e propria isola nella città dove certo ci sono problemi e contraddizioni, ma dove il senso di comunità è straordinariamente forte. A Garbatella non ci sente mai soli!

Massimiliano Pistilli
Presidente Associazione Stampa Libera

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