Discreto e prezioso: il biancospino

Ispirazione per letterati, medici e speziali

Lo si vede spesso ai bordi delle strade, in collina come in montagna, le foglie morbide a nascondere i fiori e le bacche, con le spine sui rami ferme a difesa. Il biancospino appare come una pianta comune e spesso ci si passa accanto distrattamente, senza immaginare come la sua semplicitià abbia ispirato letterati degli ultimi secoli. Per Pascoli − lo ricordiamo facilmente − il biancospino esultava a primavera, vestendosi di nuovo. Per Shakespeare il suo fiorire annunciava il calendimaggio, mentre per Proust, nella sua Récherche, annunciava l’arrivo della bella Gilberte. Per i trovatori provenzali questo rappresentava l’attesa e il tormento dell’amor cortese, per cui «né canto né fior di biancospino / mi giovano più dell’inverno gelato». È questo struggimento d’amore che affatica e “consuma” il cuore dei poeti a creare un ponte con gli impieghi moderni della pianta. I suoi principi attivi, infatti, possiedono una documentata azione cardioprotettiva che aiuta il muscolo cardiaco nel ritmo e nella forza.
Gherardo Cibo ne diede rappresentazione visiva nei Discorsi del Mattioli, aiutando generazioni di medici e speziali a riconoscerne l’aspetto per poterne sfruttare le virtù, a impiegare la radice della Spina Bianca per riparare i nervi lesionati, oppure il decotto per trattare malattie a carico del sistema nervoso, ma anche queste osservazioni trovano conferma nella pratica contemporanea.

Michele Modugno
Farmacia De Gregorio

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