I compiti ‘n casa

Il successo riscosso con la recita di due testi di Pirandello, “Cecè” e “l’imbecille” non ci ha distolto dal nostro dialetto, anzi, ancor più rincuorati dal consenso del pubblico, torniamo ai “compiti ‘n casa” che ci siamo prefissi, cioè l’aspetto sociale e cultuale del nostro dialetto attraverso l’impegno del teatro. E, proprio con la presentazione di tre mie farse, riproponiamo il gusto della rappresentazioni dialettali. La prima, con l’appropriato titolo “I compiti ‘n casa”, presenta le difficoltà di una famiglia, moglie e marito interpretati da Giuliana Zerilli e Girolamo Balestra, nell’aiutare la propria figlia a svolgere i compiti di scuola. I due genitori non sono all’altezza della situazione e quindi, scaturiscono momenti di vera comicità nel tentativo di rendersi utili alla figlia, finché piomba a casa la classica “comare” che risolve i problemi che tanto hanno fatto penare, soprattutto, il padre di famiglia. Nella prima edizione del 1976 , Giulia Ciuffa è la bambina che si è integrata completamente con “Gli Amici del Teatro”, mentre nella parte della comare, una vivacissima Rosa Maciucca che, attraverso poche battute, dimostra, però, di saper affrontare la scena con precisione e meticolosità. Nell’edizione del 2001 in scena la coppia di sempre Girolamo e Mena, mentre nel ruolo della scolara Lucia Ducci, ed ancora, nel 2006, la scolara è rappresentata da Silvia De Cave Lozzi.

Ne “la domanda de penzione”, uno stravagante “Cencio” si reca in ufficio per richiedere la pensione, soltanto perché convinto dalla moglie dal fatto che ormai tutti hanno la pensione, quindi anche il marito dovrà chiederla per “infermità mentale”. Si crea, così, una situazione paradossale che sfugge perfino allo stesso impiegato preposto all’ufficio pensionistico. Al sempre scoppiettante Girolamo Balestra si affianca Alessandro Pistilli che impersona egregiamente un “nervoso” ed “irascibile impiegato.

Il colmo della comicità si raggiunge con la farsa “Quando serve ‘na cura”; (in seguito riprenderò questo argomento aggiornandolo e facendone scaturire una commedia completa, ma ne riparleremo al momento). Un modesto contadino (interpretato sempre da Girolamo Balestra) viene convinto dalla moglie (Mena Balestra), a farsi visitare, perché, secondo la consorte, non è più prestante come una volta. Superato il primo disagio, il malcapitato si reca in un centro diagnostico, accompagnato dalla moglie. Qui, in attesa della visita, da buon contadino, approfitta per consumare uno “stuzzicotto”, tipica colazione, come è solito fare in campagna. Questa idilliaca parentesi viene interrotta bruscamente dalla presenza del dottore, dell’infermiere e dell’assistente, che mettono in forte soggezione il paziente. Un professore dal tono imperioso e prepotente espone la sua drastica ricetta: “sradicare” e “trapiantare” ciò che, secondo la moglie del paziente, non va più bene. Il motivo della visita e la situazione paradossale che si crea portano il pubblico ad un crescendo di ilarità. Il ruolo del professore, deciso a “sradicare la pianta malata” è svolto da Guido Bernardi che, man mano diventerà anche lui un punto di riferimento sicuro de “Gli Amici del Teatro”. L’assistente del professore è Rosa Maciucca, che qui offre maggiore prova recitativa rispetto a farse precedenti, dimostrando di adeguarsi perfettamente ad ogni tipo di personaggio. La giovane Michela Pistilli interpreta l’assistente del professore; l’entusiasmo giovanile di lei lascia intendere un sempre maggiore impegno nel Gruppo teatrale.

Il 1976 è un anno proficuo per la mia Compagnia teatrale, ne parleremo più diffusamente la prossima volta, infatti affronteremo commedie più impegnative che offriranno un più ampio e completo spaccato della vita sociale che ci circonda, proponendo temi che rappresentano il fulcro di tutte le rappresentazioni: una morale che, attraverso spunti comici, si afferma in tutta la sua forza interpretativa, legata al comune senso del vivere. Qui è doverosa una puntualizzazione: i problemi che si affrontano non sono legati all’ambito ristretto della nostra comunità; specchio di tali problemi è, si, il nostro ambiente, il nostro Paese, ma sono proiettati nella vita sociale di ognuno, indipendentemente dal luogo di origine. Il luogo di origine è rappresentato dal nostro dialetto corese, ma i problemi abbracciano una sfera più ampia del nostro territorio, perché rappresentano sempre la quotidianità di ognuno di noi, una quotidianità che ho cercato sempre di potare in scena con l’intento latino del “castigat ridendo mores”.

Tonino Cicinelli 
Regista e direttore della Compagnia

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