Dopo l’articolo del Sindaco Mauro Primio De Lillis su “Il Corace” di Gennaio si apre un confronto
Mentre a Madrid la scorsa settimana 250.000 persone sono scese in piazza per manifestare contro lo smantellamento del sistema sanitario pubblico, a Cori l’amministrazione comunale si appresta a celebrare il trionfo del sistema assistenziale privato, attraverso l’istituzione di un “Borgo Protetto”. L’intervento, annunciato su questo mensile, dallo stesso sindaco abdica ad una delle poche funzioni fondamentali che la legge ancora attribuisce ai consigli comunali, quella della programmazione urbanistica del territorio, sancendo il principio che una grossa società della sanità privata possa influenzare e al fine stabilire che cosa si debba fare del nostro territorio nel prossimo futuro. In una zona agricola coltivata ad oliveto, di quasi 5 ettari, situata in una delle entrate principali del paese, al confine con la lottizzazione Valle Sugatti, sotto il cimitero, in una valle d’impluvio vicino ad un fosso, sorgerà una lottizzazione, destinata a servizi assistenziali per anziani, costituita da “ un complesso articolato in una pluralità di edifici per una cubatura complessiva di 33.000 metri cubi, suddivisi in case albergo per anziani per circa 23.000 metri cubi e circa 10.000 metri cubi di strutture di servizio, incluso piccolo cinema teatro, spazi di attività di servizio alle persone, piccolo commercio di vicinato, piscina riabilitativa e palestra”.
Insomma circa 220 casette destinate ad ospitare anziani fornendoli di servizi di assistenza. Così è detto nella determina sul parere della Regione Lazio, Direzione Politiche Abitative del 22.12.2022, che esclude dalla procedura di Valutazione Ambientale Strategica l’intervento del “Borgo Protetto”. Pochissimi in paese sono a conoscenza dell’esistenza del progetto. L’intervento viene realizzato non attraverso i normali strumenti della programmazione urbanistica, ma attraverso una procedura semplificata, quella di cui all’art. 8 DPR 160/2010, che evita passaggi politici preventivi presso gli organi collegiali del Comune (Consiglio, Giunta) e che all’ esito passerà in Consiglio per l’approvazione definitiva. Quindi non esiste nessuna discussione politica preventiva sull’entità dell’intervento, sulla scelta del luogo, scelto semplicemente dai privati, sull’impatto sul territorio e sul paesaggio, sul consumo di suolo, su come l’intervento si integra con i servizi socio sanitari locali, su chi servirà e beneficerà dell’intervento, sul modo in cui ne usufruiranno gli anziani di Cori.
Per capire il carico urbanistico dell’intervento basti pensare che la Variante del PRG approvato nel 2012 dopo un lunghissimo iter, prevedeva la realizzazione di cubature residenziali per circa 11.000 metri cubi, mentre questa variante puntuale, ne prevede 23.000 di case albergo e 10.000 di servizi. Quindi in un colpo solo l’entità di tre varianti al PRG. L’area urbanistica suddetta, con questa procedura semplificata, passerà da Area agricola a zona F2, servizi privati di natura assistenziale, laddove appare molto dubbia la qualificazione di case albergo come strutture di tipo assistenziale. Nella Relazione Preliminare di presentazione del progetto, si legge che l’intervento serve a dotare “il territorio comunale, l’area del Nord Pontino, dei Castelli Romani e della Capitale di una struttura socio assistenziale per anziani”. Ciò significa ovviamente che il Comune di Cori mette a disposizione il proprio territorio non per soddisfare esigenze assistenziali proprie, ma per soddisfare esigenze assistenziali di metà Regione Lazio ( Nord Pontino, Castelli Romani e Capitale). A fronte della compromissione di una grossa fetta di territorio e di paesaggio quali benefici ottiene il Comune di Cori? Quale è la contropartita in favore della nostra comunità? Vorremmo sapere, solo come cittadini, quali contromisure di compensazione l’amministrazione comunale di Cori sta mettendo in campo per bilanciare l’impatto urbanistico e sociale dell’intervento. Probabilmente nelle case albergo, delle dimensioni dai 30 ai 45 metri quadri ciascuna, si dovrà pagare il costo dell’affitto, dei servizi generali, dei servizi particolari quali ad esempio pulizie o assistenza infermieristica od altro. Se il costo della retta mensile in Rsa ammonta ad €. 1.800,00 a quanto ammonterà il costo mensile per usufruire di questo tipo di servizio? Quanti degli anziani di Cori, non autosufficienti, con pensione sociale minima, oppure con pensione da coltivatori diretti o bracciant i agricoli, o da artigiani o commercianti, con famiglie sempre più disgregate e impoverite, potranno usufruire del servizio?
Nel parere regionale del 22.12.2022, si legge una raccomandazione: “ Il Comune di Cori, Autorità procedente, dovrà valutare l’opportunità di stipulare accordi o convenzioni finalizzate a garantire l’accoglienza o assistenza ad una percentuale della popolazione anziana non autosufficiente o in condizioni economiche disagiate, residente nel territorio comunale ( per esempio posti letti riservati o soggiorni a prezzi agevolati)”. Ci aspettiamo quantomeno una contropartita adeguata, altrimenti dobbiamo pensare che la funzione socio assistenziale, e anche quella di programmazione del territorio, siano ormai definitivamente cedute in favore dei privati e degli interessi di pochi.
Tommaso Conti