Scherzàvole del vocabolario // 23

Come vi ho già raccontato, il giorno successivo alla mia nascita morí l’artista Maurits Cornelis Escher. Si potrebbe pensare che Escher sia morto a causa della mia nascita: è un peccato perdere un genio dell’arte a causa di un nessuno, un po’ come il Nessuno che pone fine alla vita di Jack Beauregard nel film Il mio nome è nessuno di Tonino Valerii con lo zampino di Sergio Leone. Ma, a differenza del film, non ho responsabilità nella scomparsa dell’artista. Se pensate che io sia matto per aver correlato due fatti a caso, aspettate di sentire il seguito.

Esiste un sito internet chiamato Spurious Correlations che mostra una lunga serie di correlazioni illusorie. Per esempio, come all’aumentare del consumo di formaggio aumentino in proporzione le persone morte strangolate dalle lenzuola e quelle affogate in piscina. Ma, se ci pensiamo bene, la cosa è folle: perché il consumo di formaggio dovrebbe influire sul numero di annegamenti o strangolamenti da lenzuola? Eppure è un pensiero piú comune di quanto potremmo aspettarci: quante volte, prima di una gara, vediamo alcunɜ atletɜ compiere gesti sempre uguali?

Siccome una volta è capitato loro di vincere “dopo” aver fatto quei gesti, allora li ripetono per vincere di nuovo. E perché se non vincono continuano coi gesti scaramantici? Peggio ancora: perché alcune persone, dopo aver affrontato mesi o anni di cure per una malattia, decidono di provare l’omeopatia e, vedendo si guarite, attribuiscono a quest’ultima la guarigione e non ai mesi o agli anni di cure con medicine efficaci? Questi sono due esempî di pensiero magico e una divulgazione scientifica seria deve sottolineare questi meccanismi per tentare di evitare che il pensiero magico continui a influenzare la vita delle persone.

Divulgazione

La mamma vede Sara assorta a guardare un video e a ridacchiare. A un certo punto la sente prorompere in una risata squillante, di gran gusto. Al che le chiede: — Cosa guardi?
— Un video di Barbascura X.
— E cosa ti ha fatto ridere?
— A un certo punto ha detto che le molecole di un oggetto sono un botto e che i suoi atomi sono piú di un botto: un bottone!
— Ah, sí. Quello lí è un gran matto: un mattone! — risponde la mamma ridendo.

Il sostantivo maschile botto indica un colpo, una battuta, una botta, il rumore di un colpo, di arma da fuoco o di petardo, o il rintocco di una campana. Viene usato anche nelle locuzioni “di botto” e “col botto” per significare, rispettivamente, all’improvviso e che suscita stupore o entusiasmo.

Nelle espressioni colloquiali, botto sta anche per gran quantità. Bottone, invece, che non è l’accrescitivo di botto, deriva dal francese antico bouton (germoglio, bocciolo), derivato di bouter (colpire, buttare, germogliare), e indica un dischetto di varie dimensioni e diversi materiali che si infila in un’asola o in un occhiello per unire due lembi di un indumento. È anche sinonimo di pulsante, tasto e di qualsiasi altro oggetto di forma tondeggiante con usi diversi. Vi invito a scoprire gli altri significati e le forme idiomatiche sul vostro dizionario preferito. Il suo diminutivo è bottoncino.

Siccome su matto pensiamo di sapere tutto, rimaniamo con questa convinzione per un mese e ci torniamo su nel prossimo episodio.

Infine, mattone: sostantivo maschile probabilmente derivato dal latino maltha che indica il materiale laterizio, in genere a forma di parallelepipedo, usato per costruire muri. Figurativamente un mattone è un peso, qualcosa di difficile da fare o da digerire e, nel linguaggio giornalistico, uno o piú beni immobili. I diminutivi di mattone sono mattoncino e i piú rari mattoncello e mattonetto; l’accrescitivo è il non comune mattoncione.

Per approfondire
Massimo Polidoro, Pensa come unə scienziatə, Piemme, Milano 2021
Tyler Vigen, Spurious correlations, https://www.tylervigen.com/spurious-correlations.

Ringraziamenti
Ringrazio Barbascura X per avermi permesso di citarlo e di citare un estratto di un suo video. E ringrazio Elena Mascolo per avermi messo in contatto con Barbascura X.

Gianluca Pignalberi
Edicolante, tipografo digitale per editori accademici, collaboratore di Massimo Polidoro.

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