Venerdì 17 aprile sono andato al teatro Sistina per assistere allo show di colui che ho sempre considerato uno dei più grandi talenti della musica leggera italiana: Massimo Ranieri. L’artista napoletano è molto di più di un interprete musicale: è un performer poliedrico capace di spaziare dalla musica al teatro con maestria, è eclettico, istrionico, un assoluto padrone del palcoscenico come pochi, un narratore coinvolgente delle sue storie, che ha ereditato la tradizione napoletana dedicando si alla prosa e ai varietà televisivi.
Massimo Ranieri ebbe lo straordinario coraggio, a soli 24 anni e nel pieno successo discografico, di abbandonare la musica leggera perché, stanco dell’enorme successo, ebbe voglia di dedicarsi a nuove esperienze artistiche, in primis il teatro.
In molte interviste ha dichiarato che la sua intenzione era fermarsi qualche anno, però gli anni lontani dalla canzone furono molti di più. Quando decise di tornare alla musica, lo fece vincendo il festival di Sanremo con uno dei pezzi immortali della nostra musica: Perdere l’amore.
I suoi innumerevoli successi canori li conosciamo tutti, ma è interessante citare un paio di personalità cruciali nella decisione, da parte del talento napoletano, di dedicarsi al teatro: Giuseppe Patroni Griffi, il quale volle Ranieri protagonista in due atti unici di Raffaele Viviani chiamati “Napoli; chi resta e chi parte”, e Giorgio Strehler, che guidò Ranieri in innumerevoli capolavori del teatro e della prosa.
Chiudo tornando al Ranieri cantante affermando che, nonostante non abbia più Vent’anni, il grande artista napoletano non teme confronti con nessuno a livello vocale in quanto a qualità, potenza e timbro.
Roberto Bernardi