Effetto domino dopo il Referendum. E ora spunta il caso Minetti.
Intanto si disgrega il fronte europeo sovranista
Brutta primavera per la premier Giorgia Meloni. Prima il fiasco sul referendum sulla riforma della giustizia, rivelatosi un vero e proprio boomerang. Anzi, un catalizzatore di speranze e rilancio per le forze di opposizione che, quantomeno, hanno preso coscienza che il Governo di destra dopo tre anni e passa può essere davvero sconfitto, lavorando ad un’intesa programmatica innanzitutto. Il Governo ha così rivelato le tante fragilità che lo caratterizzano e un clima di divisioni interne a stento sopite dalla consueta propaganda meloniana.
Poi (a parte la dura sconfitta in Ungheria dell’alleato oltranzista Victor Orbán) le ire di Donald Trump contro la sua ex pupilla (e verso l’Italia), rea di aver dato la doverosa solidarietà a papa Leone XIV a seguito delle farneticanti accuse e dichiarazioni del presidente USA; quindi il conseguente riposizionamento (un po’ tardivo e un po’ di convenienza) verso quei Paesi (Francia, Germania, Regno Unito) che costituiscono il gruppo di volenterosi in Europa, nonché verso le posizioni UE della Commissione presieduta da Ursula von der Leyen.
Anche la norma sugli avvocati pagati per favorire il rimpatrio degli immigrati e l’altolà del Quirinale vanno sempre nella direzione del periodo non proprio brillante di un esecutivo che ora sembra vivacchiare e che pare aver smarrito quella buona stella che per oltre due anni sembrava accompagnare le performances della premier. A tutto ciò si aggiunga – e non come fattore secondario, anzi! – lo stato dell’economia italiana, le previsioni piuttosto modeste, i reali bisogni e le difficoltà di vasti strati della popolazione, le risposte deludenti in materia di sanità, di scuola, insomma del welfare, e la spesa energetica salita alle stelle, le divisioni in Europa sulla sospensione del patto di stabilità, per poter ritenere che il governo avrà vita dura anche nel prossimo autunno e nell’inverno che verrà, anche se ad oggi Giorgia Meloni riesce ancora ad essere saldamente alla guida dell’esecutivo.
Venendo all’altro fronte, quello dell’opposizione e dell’area che definiamo con approssimazione come di “centro sinistra”, dobbiamo rilevare che i sondaggi danno teoricamente un dato di previsione di voto per il cosiddetto “campo largo” che è molto vicino a quello del centrodestra, il che fa pensare che si può lavorare per costruire un’alternativa seria e credibile, ma appunto bisogna che la si costruisca in concreto, innanzitutto nei programmi e nelle proposte da presentare agli elettori, prima ancora di affrontare il problema della premiership, che invece sembra al centro dell’attenzione di queste forze.
C’è indubbiamente un antagonismo tra la segretaria del Partito Democratico (che è di gran lunga il perno dell’alleanza alternativa alla Meloni) e il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che punta molto sul suo profilo di ex premier e che secondo alcuni opinionisti e alcuni sondaggi potrebbe anche prevalere in caso di disputa delle “primarie”. Primarie sulla cui utilità non tutti concordano: ad esempio due pezzi da novanta quali Romano Prodi e Massimo D’Alema hanno manifestato forti perplessità su questo strumento nell’attuale fase, auspicando più una vera “costituente” che metta insieme tutte le forze di opposizione all’attuale centrodestra.
Sullo sfondo rimane, ed anzi sopravanza, anche la figura di Silvia Salis, attuale sindaco di Genova, che non nasconde qualche velleità in proposito e che gode anche di un’immagine positiva in grado di pesare sia al centro che nei settori della sinistra più marcata. Al di là della concretezza effettiva di un’ipotesi Salis, va registrato che è già iniziato un gioco al massacro, peraltro prevedibile, tendente a screditarla e ad accreditare una sua immagine di personaggio costruito a tavolino.
È prematuro ipotizzare se la Salis potrà effettivamente giocarsi questa partita, ma certo non va sottovalutata, ed è comunque una risorsa per il fronte dell’opposizione.
Antonio Belliazzi
Vicedirettore de Il Corace
P. S. Mentre chiudiamo questo articolo le agenzie battono l’ultima perla: il Presidente della Repubblica chiede spiegazioni al Ministero di Grazia e Giustizia sulla documentazione per la grazie concessa a Nicole Minetti. Nuova tegola sulla Presidente del Consiglio