Lavanda. Una fragranza nella medicina

Usi moderni di un rimedio tradizionale

Diogene preferiva cospargersene i piedi perché il profumo salisse meglio al corpo. Cleopatra – si dice – ne sfruttò le fragranze per ammaliare Cesare, così come le dame d’epoca vittoriana, che ne nascondevano sacchetti nel décolleté…

A vederle oggi, le lavande si affacciano delicate sulle strade di Provenza, facendosi ritrovare rigogliose in Toscana ed Umbria, e poi più giù, fin verso il Lazio. Accolgono api e bombici con un profumo che si potrebbe dire ora floreale, ora erbaceo, sempre dolce, fresco, magari canforato, ma soprattutto intenso, mediterraneo e rilassante. Ed è questa caratteristica ad aver accompagnato il suo uso nella Storia da parte della nostra specie.

L’impiego della lavanda ha infatti radici in tradizioni complesse e antiche, venendo già utilizzata in Occidente come antisettico militare e nella medicina indo-persiana come “scopa del cervello”, usata per “spazzare via” le impurità mentali e trattare disturbi come ansia, melanconia e cefalee. Tradurre questi usi nel linguaggio della medicina moderna è stato una sfida, ma oggi la farmacognosia riesce a spiegare le proprietà della Lavandula angustifolia in modo estremamente analitico, caratterizzandone le attività a livello molecolare.

Michele Modugno
Farmacia De Gregorio

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