Eurofestival. Senza eccessi sarebbe preferibile

Il 16 maggio si è concluso a Vienna l’Eurovision Song Contest, una delle manifestazioni musicali più longeve della storia; credo senza ombra di dubbio di poter affermare che sia anche una delle manifestazioni musicali che da sempre riceve giudizi molto contrastanti tra di loro.
Questo evento è organizzato dalle tv di stato dei singoli paesi partecipanti, riuniti nell’eurovisione, e ogni anno la sede della competizione si trova nel paese che ha vinto l’edizione precedente.
La particolarità che trovo in questa manifestazione risiede non tanto nelle singole canzoni che vanno a gusto personale ma nelle esibizioni dei cantanti in gara, spesso molto eccentriche e a volte anche kitsch, ma credo che l’idea originale della manifestazione sia sempre stata quella di mostrare le varie diversità sociali e culturali che contraddistinguono l’Europa e i paesi extraeuropei partecipanti, oltre che le storie dei singoli artisti e il dietro le quinte della manifestazione.
I partecipanti, al fine di ottenere consensi, si presentano in maniera sempre più originale ed alternativa.
La forma prevale spesso sulla sostanza ed ecco quindi effetti specialissimi, coreografie impeccabili e costumi sbalorditivi.

Per la prima volta nella storia la Bulgaria ha vinto l’Eurovision Song Contest. A conquistare la 70a edizione della manifestazione, tra 25 concorrenti, è stata la cantante Dara con il brano Bangaranga, che si traduce con la parole caos, disordine o tumulto e deriva dallo slang giamaicano. Si tratta di un brano che parla di libertà, di voglia di farcela e di ribellione. Bangaranga simboleggia la scoperta della forza interiore che ognuno di noi possiede. Sul podio, come secondi e terzi, Israele con Noam Bettam e la canzone Michelle e la Romania con Alexandra Capitanescu e la sua canzone Choke me. Il nostro Sal Da Vinci si è piazzato al quinto posto con la sua Per sempre sì.

Fernando Bernardi

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