Macao-Cori, viaggio solo andata

A tu per tu con Lauren e Francesco

Come tutte le storie con lieto fine, si inizia con c’era una volta…

FRANCESCO
Eravamo a Macao con gli Sbandieratori dei Rioni di Cori per la Latin Parade. Lauren era lì con la compagnia spagnola di danza La Sal de Torrevieja: avevamo lo stesso manager e, in quella trasferta, ci muovevamo tra parate, carnevale e spettacoli. Ci siamo conosciuti nel famoso casino MGM di Macao, dove cantava il compagno di un’amica di Lauren, ballerina in un altro locale, il Gran Lisboa Casino. Non è successo niente di cinematografico: ricordo che parlammo della serie Italian Gardens della BBC e, per farle capire da dove venissi, citai la puntata sui Giardini di Ninfa. È stata la scusa per iniziare a parlarci. Da lì abbiamo continuato per molto tempo.

Lauren, alla fine è toccato a te spostarti a Cori!
LAUREN
Non è stato immediato, diciamo così. In realtà, per circa cinque anni siamo rimasti tra paesi diversi − Dio ci aiuti, se ci ripenso! − vedendoci tra Cori e Alicante, in Spagna, o in giro per l’Europa, anche perché Francesco viaggiava molto per lavoro. Sono britannica, ho vissuto in Spagna e ora in Italia. Prima ho conosciuto una persona, poi un paese, poi una tradizione. All’inizio vedevo tutto con uno sguardo esterno: ora sento di appartenere a questa comunità. Insegno inglese e sono celebrante e wedding planner: punto a far conoscere il vostro, il mio, territorio a persone, soprattutto anglofone, che non sanno che qui c’è molto di più di Roma.

E tu, Francesco, da quanto tempo sei nel gruppo?
F. Da più di vent’anni, più o meno da quando avevo quindici anni. Nel gruppo ci sono entrato con Alessandro Felici, grazie a Nicola Alessi, ed è questa la cosa che ricordo di più. Certo, c’erano i viaggi, le uscite, le esperienze belle, ma alla fine il cuore era stare con persone con cui condividevi un pezzo di vita. Qualcuno è rimasto, qualcuno ha lasciato prima, però quel tempo resta.

Che cosa è stato più difficile portare da un mondo all’altro?
L. Il permesso di soggiorno: ho vissuto tutta la follia della Brexit! Scherzi a parte, il modo di relazionarsi. Ci sono culture in cui chiedere una cosa sembra già disturbare, e altre in cui il rapporto è più immediato. A Cori la vicinanza è forte: può essere bella, ma all’inizio anche spiazzante. Devi imparare un codice nuovo, non solo una lingua nuova.

I viaggi con gli Sbandieratori che cosa ti hanno insegnato?
F. Che non conta solo dove vai, ma con chi condividi il percorso. Ho visto posti incredibili, Istanbul mi è rimasta dentro come una delle città più belle. Ma ricordo anche i viaggi in posti sperduti, che riuscivi a trasformare con il gruppo: se non c’era niente da fare, qualcosa te lo inventavi. È la capacità di stare insieme, di vivere oltre le apparenze, che rende interessante un viaggio.

E Cori, vista da chi arriva da fuori, che effetto fa?
L. La mia famiglia e molti amici la vedono come una cosa molto speciale. Quando pubblico foto, ad esempio dei festeggiamenti della Madonna del Soccorso o di altre feste di paese, le persone commentano come se vedessero qualcosa di speciale. La differenza è che io non la guardo più solo da turista. La racconto perché ci vivo, e questo cambia lo sguardo.

Che cosa cambia quando una tradizione viene guardata da lontano?
F. Ti accorgi che quello che per te era normale per qualcun altro è sorprendente. A volte serve uno sguardo esterno per ridare valore a quello che hai sotto casa. Lauren mi ha fatto rivedere Cori anche così: non come un posto perfetto, ma come un posto che ha qualcosa da raccontare.

Continuate a viaggiare?
L. Non più con quel tipo di spettacoli, almeno non come allora. Ora mi concentro sul mio lavoro di celebrante e wedding planner, sul visitare la mia famiglia e sul costruire qualcosa qui, senza sentirmi sempre sospesa tra due parti. Tenere insieme le cose, più che scegliere una sola appartenenza.

E per te, Francesco?
F. Continuità, forse. Non nel senso di fermarsi, ma di costruire una vita normale, decente, in cui i Rioni, il lavoro, la famiglia e i viaggi abbiano ancora spazio. Oggi, anche attraverso le attività che faccio come consulente in ambito sociale, educativo e nel mondo del vino, mi accorgo che molte cose tornano: ascoltare le persone, mettere ordine, trovare un modo pratico per far funzionare idee diverse. In fondo è una competenza che impari anche nel gruppo: stare insieme, organizzarsi, capire quando è il momento di guidare e quando invece bisogna fare un passo indietro e ascoltare.

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