Riscoprire il tarassaco

Un’erba cattiva, che per fortuna cresce sempre

Il tarassaco (Taraxacum officinale) è ancora reputata una “malerba”, ostinata nemica di chi cura il proprio giardino… La si vede germogliare dappertutto: nelle aiuole, tra i sassi, sui tetti. Un’erbacea perenne, facile da strappare, difficile da eradicare. Il fittone la fa attecchire ovunque, e il“soffione” la propaga a chilometri di distanza. Eppure, quest’ospite indesiderato è utile per l’organismo umano e già il Mattioli (XVI secolo), nei suoi Discorsi, ne consigliò l’impiego per il benessere di vie digestive e urinarie, mentre i padri pellegrini, a bordo della Mayflower, ne portarono semi per iniziarne la coltivazione nel Nuovo mondo.

Il tarassaco nell’uso comune
L’impiego tradizionale del dente di leone (altro nome del tarassaco, noto già nel ’500) spazia dalla medicina popolare alla gastronomia. Le foglie giovani si raccolgono in primavera, per arricchire le insalate con un tocco depurativo, oppure si consumano cotte, in torte salate o frittate, giusto per smorzarne il sapore amarognolo. I boccioli chiusi, invece, conservati sott’aceto, possono diventare un sostituto dei capperi.
D’interesse è anche la preparazione del “miele”, ottenibile bollendo i capolini privati dello stelo in acqua, con zucchero e limone. Lo sciroppo ottenuto, denso e dorato, può essere impiegato come sedativo naturale per la tosse. Non va dimenticato nemmeno il “cicorio”, alternativa da versare nella moka per chi deve evitare il caffè a causa dell’ipertensione. Si ottiene lavorando la radice essiccata…

Michele Modugno
Farmacia De Gregorio

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