Fassa Bortolo. Aria tossica

Le criticità per la salute pubblica, la tenuta ambientale del monumento naturale Lago di Giulianello, le minacce alle attività agrosilvopastorali.
Il progetto prevede due forni di calcinazione Maerz

Lo stabilimento Fassa Bortolo di Artena è stato realizzato nel 1987 ed è entrato in produzione nel 1988. Ha rappresentato il secondo impianto dell’azienda e il primo completamente automatizzato per la produzione di premiscelati, segnando l’espansione del gruppo nel centro Italia e nell’area romana. Inizialmente, l’impianto doveva sorgere all’interno del territorio del Comune di Cori, nei pressi della cava della Soc. EPLES. Le caratteristiche del calcare estratto dal sito produttivo della località Perunio, ormai operativo da circa settanta anni, rispondevano pienamente alle necessità produttive tipiche della Fassa Bortolo: premiscelati a base di calce idrata con aggiunta di prodotti sintetici. Il diniego dell’Amministrazione Comunale dell’epoca alla proposta di insediamento della Fassa Bortolo partiva da valutazioni di carattere sanitario, ambientale e tecnico: l’aumento delle polveri immesse in atmosfera, nello specifico polveri sottili, con il superamento dei valori-limite dell’epoca (espressi in µg/m3), l’utilizzo di prodotti sintetici nei premiscelati e la realizzazione di un pozzo artesiano che avrebbe avuto gravi ricadute sull’approvvigionamento idrico dell’intera area. Dal punto di vista idrogeologico, l’insediamento si collocava all’intero di un’importante struttura definita Sistema dei Monti Lepini.

Successivamente al diniego dell’Amministrazione Comunale di Cori, la Fassa acquista un terreno in località Pescara nel Comune di Artena, praticamente a ridosso del confine con la comunità di Giulianello; li separa il fosso Scatavasso.

La vicenda Fassa ed il suo insediamento sono costellati da dubbi sulla regolarità di alcuni atti, come tra l’altro sancito dalla sentenza del tar impugnata al Consiglio di Stato, il quale non si è mai espresso nel merito del giudizio del Tribunale Amministrativo, ma solo sulla tempistica. Le relazioni inviate dal Comune di Cori, unico ricorrente pubblico che da sempre chiede il blocco del nuovo stabilimento, e dai comitati che si sono costituiti a seguito della richiesta di nuovo impianto (che impiega una fornace da calce Maerz e prevede il raddoppio della capacità produttiva) certificano un lungo elenco di atti difformi o sbagliati e violazioni tali da aver indotto in errore anche la Regione Lazio, che ha, tra l’altro, anche il compito di vigilare sugli atti stessi. Dunque emergerebbero palesi vizi di legittimità rispetto alla disciplina posta dalle norme urbanistiche ed edilizie riconducibili al prg del Comune di Artena.

L’aspetto sanitario e l’impatto che avrebbero le ciminiere della fornace sul territorio circostante, una vasta area a vocazione agricola e pastorale, e sul monumento naturale Lago di Giulianello (per via del raddoppio del traffico pesante sulla rete viaria di Giulianello) sono elementi posti in evidenza sin dalla costituzione del Comitato Civico Uniti per la Salvaguardia dell’Ambiente e della Salute, criticità documentate da numerosi studi e report ambientali. Il nuovo progetto riguarda principalmente la realizzazione di due forni di calcinazione Maerz, ciascuno da 200 tonnellate giornaliere, da alimentare con calcare estratto dalla vicina cava di Cori e, come combustibile, 80 tonnellate al giorno di segatura di legno derivata da trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci, oppure scarto di legno derivato da rifiuti d’imballaggi di legno come pallet, casse e cassette, Non si esclude il css (Combustibile Solido Secondario), che si ottiene selezionando e tritando scarti di rifiuti solidi urbani non riciclabili come plastica, carta, tessuti. Il processo di calcinazione richiede temperature molto elevate (1500-1800 °C) e la reazione chimica innescata dal calore trasforma la roccia facendola decomporre. Per produrre una tonnellata di calce si generano circa 1,066 tonnellate di CO₂ da due fonti: circa 0,79 dalla reazione chimica e circa 0,28 dalla combustione alimentata a biomassa legnosa. Il nuovo insediamento produrrebbe anche cemento, calce viva e ossido di magnesio (MgO).

La tutela della salute pubblica è stato il primo argomento sollevato dal Comitato Civico Uniti per la Salvaguardia dell’Ambiente e della Salute, al quale hanno aderito circa 100 cittadini residenti nei vari comuni soggetti alle emissioni in atmosfera del nuovo impianto. Lo stesso comitato ha anche presentato denunce circostanziate alla Magistratura penale ed a quella amministrativa.
Sono in itinere iniziative e ricorsi al Tribunale Amministrativo del Lazio e la verifica delle procedure del rir (Registro Incidente Rilevante, Direttiva Seveso III, D.Lgs. 105/2015) e sui Piani di Emergenza Esterna (pee), oltre alla verifica delle procedure di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra (European Union Emissions Trading System, eu ets), il principale strumento adottato dall’Unione europea per raggiungere gli obiettivi di riduzione della CO2 nei principali settori industriali ets.
Si ringrazia Pino Mancini di Giulianello

Augusto Ciotti

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora