Forever Jung

Il ruolo del padre della psicoanalisi nella produzione filmica

Non è stato certamente amato da produttori, registi e sceneggiatori come Sigmund Freud, ma Carl Gustav Jung compare in tre film come un giovane psicoanalista alle prime armi.
È del 1990 Cattiva, diretto da Carlo Lizzani. Scossa per il suicido del padre e per la morte di una delle figliolette, morta in circostanze misteriose, la ventiduenne Emilia Schmidt (Giuliana De Sio) è ricoverata in una lussuosa clinica privata sul lago di Zurigo. Il giovane Gustav Jung (Julian Sands) la prende in cura e si scontra con il professor Brockner, direttore dell’istituto, fermamente convinto che Emilia sia affetta da “demenza praecox”. Certo che la malattia della paziente sia legata ai suoi sensi di colpa, Jung, accantonato il metodo ipnotico e quello della libera associazione, l’aiuta a ricordare l’evento traumatico che aveva scatenato la sua malattia, producendo catarticamente la sua guarigione. In questa pellicola un po’ calligrafica liberamente tratta da Ricordi, sogni e riflessioni dello stesso Jung, il giovane psicoanalista svizzero è mostrato come un medico incapace di maneggiare il proprio controtransfert e che vacilla di fronte alla bellezza di Emilia. Nell’happy end, la paziente metterà alle spalle trauma e sofferenze e si riaffaccerà alla vita.

In Prendimi l’anima (2003), di Roberto Faenza, Carl Gustav Jung (Iain Glen), allora trentenne, ha in cura Sabina Spielrein (Emilia Fox), una giovane ebrea appartenente ad una ricca e colta famiglia russa. Nel corso del ricovero, attratto dalla fragilità della giovane, prova a scardinarne le difese, quindi trascura la moglie Emma e diventa l’amante di Sabina fino a frequentarla anche dopo la sua dimissione dall’ospedale. Temendo però che la scandalosa relazione extraconiugale possa compromettergli la carriera, Jung lascia Sabina che, con il passare degli anni, si laurea in medicina e, dopo essersi sposata, apre l’Asilo Bianco, il primo asilo per bambini ad orientamento psicoanalitico.

In Dangerous method, diretto da David Cronenberg nel 2011, Carl Gustav Jung (Michael Fassbender), giovane psichiatra affascinato dalle teorie di Sigmund Freud (Viggo Mortensen), lavora nell’ospedale Burghölzli dove è ricoverata Sabina Spielrein (Keira Knightley), una ragazza russa, dotata di grande sensibilità e di un’acuta osservazione. Grazie alla “talking cure”, la cura con le parole, Jung riesce a penetrare nell’animo della paziente che gli confida come i maltrattamenti e le umiliazioni subite dal padre le procuravano piacere. Travolto dalla passione per Sabina, Jung diventa il suo amante. Freud lo ha però designato come suo erede e Jung sacrifica l’amore per Sabina, pur di non essere sconfessato dal suo maestro.

Il visionario David Cronenberg s’ispira al testo teatrale The Talking Cure di Christopher Hampton e dirige il film più “tradizionale”, “didattico”, “scolastico” e “divulgativo” della sua invidiabile carriera di regista. Rispetto alla pellicola Prendimi l’anima di Faenza, introduce la figura di Freud, interpretata dall’algido Mortensen, a cui offre grande spazio, specie nella seconda parte del film, e lascia che le dispute teoriche tra l’anziano fondatore della psicoanalisi ed il suo giovane allievo fungano da sfondo alla vicenda. Cronenberg non cade nelle secche del biopic e descrive Sabina come una donna fondamentalmente perversa e affetta da una grave forma di masochismo. Il regista canadese si limita nel complesso a svolgere con maestria il compitino e, prediligendo gli ambienti chiusi come l’ospedale Burghölzli e lo studio di Jung, amplifica il clima claustrofilico che si respira nella pellicola.

Tre film poco amati dalla critica, che non hanno avuto un grande riscontro al botteghino. Eppure, Prendimi l’anima, pur non essendo un capolavoro e presentando eccessive strizzate di cuore, è stato molto amato in Italia, soprattutto dal pubblico femminile. Tre film che, nel complesso, mettono in luce più i tormenti giovanili di Jung che la modernità del suo pensiero.

Ignazio Senatore
Sindacato Critici Cinematografici e Psichiatra.
Direttore Artistico del Festival “I corti sul lettino”
Giornalista e saggista
Collaboratore de Il Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora