La passione non si comanda

A tu per tu con Angelo Cappa, vicepresidente

Sono entrato nel 1992, avevo quattordici anni. Nel gruppo c’erano già alcuni amici e anche mio fratello aveva iniziato prima di me, quindi mi sono avvicinato in modo naturale. I primi ricordi sono gli allenamenti a Stoza, dove oggi c’è la Cincinnato: una strada asfaltata, un parcheggio, le prove per il Carosello”.
Inizia così la nostra intervista ad Angelo Cappa, vicepresidente degli Sbandieratori dei Rioni di Cori che continua:
All’inizio, però, non ero ancora dentro con la testa. Mi allenavo, ma non con la continuità necessaria. Poi arrivò una delusione: un’uscita importante e io non fui portato. Ci rimasi malissimo. A quell’età ti viene anche da dire: cambio gruppo, vado da un’altra parte”.

E invece sei rimasto. Perché?
Perché la famiglia mi fece capire una cosa che mi porto dietro ancora oggi: quando fai una scelta, la fai davvero. Alla prima difficoltà non si va via. Prima se ne parla, si capisce, ci si mette in discussione. E poi bisogna diventare propositivi: chiedersi cosa puoi fare tu per crescere, cosa puoi dare, come puoi migliorare il gruppo.
Quella delusione mi servì. Mi fece capire che dovevo impegnarmi di più, essere più presente, meritarmi il mio posto. È una lezione che vale tuttora: un’associazione cresce se chi ne fa parte non scappa davanti ai problemi, ma prova a costruire.

Nel tempo sei diventato anche vicepresidente. Te lo aspettavi?
Sinceramente no. Non ho mai cercato incarichi per apparire. Preferisco lavorare nelle retrovie. Faccio quel che faccio perché mi piace, perché ci tengo, perché voglio che questa associazione abbia un futuro. I momenti complessi sono stati tanti, l’avvicendamento generazionale è uno degli aspetti più tosti.
Invece, una delle soddisfazioni più grandi è stata la Tenzone Argentea del 2013, quando ospitammo i campionati della serie A2 della Federazione Italiana Sbandieratori. Portarla a Cori sembrava quasi impossibile: innanzitutto, con il nostro progetto concorrevamo con Piazza dei Miracoli di Pisa (giusto per dire, noi avevamo indicato il campetto dove si fa il mercato settimanale!), ma ce la facemmo! Riuscimmo a ospitare per più giorni mille atleti da tutta Italia, organizzando alberghi, spostamenti, cibo, sicurezza, viabilità, piani alternativi in caso di pioggia… Lavorammo per mesi, spesso fino a notte fonda. Alla fine, riuscimmo a organizzare una manifestazione enorme, senza farci trovare impreparati nemmeno quando arrivò il maltempo (sì, ricordo che piovve a luglio!). Fu la dimostrazione che, se un gruppo ci crede davvero, può fare cose grandissime.

Lo rifaresti?
Veramente, ci stiamo lavorando di nuovo.

Un altro passaggio importante è stato l’ingresso delle donne.
Sì, è stato un passaggio epocale. All’inizio ero titubante, lo ammetto, perché per Cori era una novità assoluta. Ho maturato l’idea anche, e soprattutto, grazie al confronto interno. Abbiamo capito che il gruppo aveva bisogno di qualcosa di nuovo. Oggi penso che non ci sia stata scelta più giusta. Per un’associazione che festeggia sessant’anni, aprire alle donne significa guardare avanti senza perdere la propria identità.

Che cosa ti auguri per il futuro?
Mi auguro almeno altri sessant’anni di storia. Vorrei che le nuove generazioni provassero le stesse emozioni che abbiamo provato noi “settantini”: appartenenza, amicizia, responsabilità, passione. Il gruppo per me è questo. Non è solo uscire o fare spettacoli. È qualcosa che ti entra dentro e ti resta sottopelle. Lo abbiamo visto anche con gli sbandieratori dei primi anni quest’anno, persone che dopo tanto tempo si sono rimesse il vestito per festeggiare e si sono emozionate come ragazzi.
Io ci penso spesso, anche di notte: a cosa manca, a cosa si può fare, a come aiutare il gruppo ad andare avanti. Ci sono amici degli Sbandieratori che sento quasi più di mia moglie. Ma lei lo sa e me lo dice sempre: “La passione non si comanda”.

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