È già campagna elettorale

La ripresa autunnale della politica

La ripresa autunnale trova una politica ormai tutta proiettata all’anno prossimo, quando ci saranno le elezioni politiche (anche se ancora non possiamo prevedere se il voto ci sarà in primavera o in autunno).
Di fatto siamo già in pre-campagna elettorale e i prossimi mesi saranno incandescenti, sia sul fronte del centrodestra governativo, sia sul campo del centrosinistra oggi all’opposizione, entrambi poco propensi a una politica di tipo costruttivo-dialogante (anche se la segretaria del pd Elly Schlein in verità ci ha provato con la lettera pubblica alla Presidente del Consiglio su varie questioni importanti, lettera che però non ha ricevuto grande accoglienza, soprattutto in casa propria e in particolare tra le frange estreme).
Giorgia Meloni è riuscita a superare la fase critica dei mesi scorsi, post-referendum sulla giustizia e dopo gli attacchi del Presidente USA Donald Trump, ed oggi appare presentarsi sulla scena interna e soprattutto internazionale con un’immagine oggettivamente rafforzata, checché declami la propaganda d’opposizione. I dati economici non sono esaltanti e, anzi, si deve registrare anche la mancata fuoriuscita per quest’anno dalla procedura di infrazione UE, causa deficit eccessivo (seppur di poco); l’economia soffre pesantemente le conseguenze delle due guerre (Ucraina e Iran), ma è un fatto che riguarda tutti nel mondo; i tagli a sanità e scuola si fanno sentire, ma la narrazione che ne viene dall’opposizione appare molto per partito preso e non sempre in sintonia con il comun sentire nazionale.
Malgrado tutto ciò, infatti, l’immagine e la popolarità della Premier non sembrano grande mente scalfite e forte rimane il suo appeal in molto settori dell’opinione pubblica nazionale, certamente di più della sommatoria dei partiti che l’appoggiano (spesso divisi).
Peraltro l’effetto Vannacci spinge la premier suaspetti − più propagandistici che di reale portata − molto cari al mondo della destra ed al populismo di quest’area e, paradossalmente, anche se gli antagonisti alzano i toni del dissenso della protesta e della contestazione, ciò la favorisce nel proprio mondo e la rende più popolare, in tempi di populismo sfrenato e di politiche dove la fanno da padrone le ali estreme, ed il centro moderato e riformista risulta ovunque in grande crisi e in totale subalternità.
Nella politica internazionale invece il fragore delle elezioni tedesche con vittoria dell’AfD filo-nazista e i venti di destra-destra che soffiano un po’ ovunque (anche in Francia con la Le Pen, in Spagna, in Gran Bretagna e altrove) fanno della nostra premier un personaggio estremamente corteggiato e considerato nell’establishment europeo, ad iniziare proprio da quella Ursula von der Leyen, che intravvede nella Meloni la premier di destra moderatamente conservatrice e comunque non propensa a percorrere strade antisistema ed antieuropee.
La forza di Giorgia Meloni (e soprattutto della sua persona, più che dell’insieme di componenti la maggioranza) è anche data dalla strutturale debolezza del progetto alternativo (piuttosto, c’è un progetto? Qualcuno l’ha visto davvero?): ad oggi c’è un campo largo, che teoricamente più largo non si può, e poi però a ben guardare ci sono veti e contro-veti da più parti (si pensi a quello di Conte su Renzi); divisioni importanti ed anzi fondamentali sulla politica estera (dove il M5S è in contrapposizione col pd) e su tanti aspetti dei problemi che maggiormente si pongono sul tappeto.
Ci sono sforzi oggettivi che soprattutto va facendo la segretaria del pd Schlein per mantenere l’unità, ma poi lo scontro divampa sulla questione di chi dovrà guidare questa coalizione anti-Meloni.
C’è chi vuole le primarie, e chi dice di volerle ma lavora per altro; c’è poi chi invoca un “federatore”. Insomma c’è di tutto e di più a rappresentare una divisione forte, laddove dall’altra parte c’è una premier che ha festeggiato il primato di durata del suo governo e che è saldamente in sella.

Antonio Belliazzi
vicedirettore de Il Corace

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