Quanta miseria morale alberga nelle menti di coloro che si credono padroni del mondo! È propria dell’uomo una tale follia dal delirio dell’Eden.
Il peccato originale fu ed è sempre un peccato di superbia: nel mito di Babel c’è la follia dell’uomo che pretende di arrampicarsi fino a Dio non per riconquistarne la somiglianza, ma per detronizzarne l’onnipotenza e carpirne, come Prometeo, la sapienza. Ci si crede eterni nelle ore del trionfo mentre la gloria è tra le condizioni più effimere: la caduta incombe alle spalle dell’uomo proprio quando ci si crede immuni dal precipizio. Se soltanto ci si accorgesse della propria vanità un minuto prima che il sipario ci caschi addosso, ne avrebbe grande beneficio l’umanità.
Quale demone albergò nelle menti di Pericle nei giorni antecedenti la guerra del Peloponneso, di Napoleone quando, nel delirio di onnipotenza, pur dopo la grave sconfitta di Abukir, credette di poter arrivare fino a Mosca e fu la sua fine, di Hitler e Mussolini nel credere all’eco dei propri tronfi proclami quando i loro popoli impazziti e vili applaudivano e li osannavano come neppure Cristo il giorno delle Palme?
Eppure l’uomo è talmente stupido che non impara mai dagli errori e dalle tragedie del passato, quelle politiche e quelle dei disastri naturali, al contrario del mondo animale che non si fa fregare mai una seconda volta.
Augusto Cianfoni