Scherzàvole del vocabolario // 21

Aule turbolente (seconda parte)

[Riassunto: Giacomino prende a “male parole” Dario Perana che lo aveva spintonato con un pretesto.]
La maestra, che si è accorta di tutto, prende da parte Dario e Giacomino e chiede spiegazioni.
— Ha cominciato Dario: pretendeva che mi scusassi per una cosa che non ho fatto!
— È cosí, Dario? Stai davvero facendo il piccolo bullo?
— No. Io non sono un bullino.
Al che, la maestra replica: — E ti sembra la scuola il posto ideale per un agone cosí indegno?
— Ma, maestra, — ribatte Dario, — mi ha per caso visto usare un ago, piccolo o grande, come arma? L’ho solo spinto!

Di bullo abbiamo già detto nella scorsa scherzàvola e quindi vi invito a rileggere la definizione lí. Bullino, invece, variante di bulino cosí come bulo lo è di bullo, è un sostantivo maschile proveniente dal latino scientifico bulinus o bullinus, di probabile derivazione dal latino bulla, bolla, e indica un genere di molluschi della sottofamiglia bulinini: la lumaca d’acqua dolce. Bulinus truncatus, che vive soprattutto nelle acque interne africane, ospita spesso il trematode, cioè un verme parassita, Schistosoma haematobium che causa all’essere umano la schistosomiasi vescicale.

Ago, sostantivo maschile derivato dal latino acus -us, che al plurale fa gli aghi ma in passato faceva le àgora, indica un’asticciola di acciaio appuntita a un’estremità e dotata di un foro, detto cruna, posto all’altra estremità negli aghi manuali e nella stessa estremità negli aghi per le macchine da cucire. L’ago serve a far passare un filo attraverso uno o piú spessori di tessuto. Esistono altri aghi, di varie forme e materiali, usati in campi diversi, per esempio in medicina e in fonderia. Ma, piú in generale, è il nome di dispositivi di forma allungata. Per esempio, l’ago magnetico, cioè l’indice di una bussola, oppure l’ago della bilancia, la lancetta che indica il peso. Nel linguaggio ferroviario, l’ago dello scambio è uno spezzone aghiforme di rotaia, opportunamente comandato, che serve a guidare la ruota del treno verso un binario o verso l’altro. Ma chiamiamo ago, per esempio, anche la foglia lunga e appuntita di una conifera. Il pesce ago è il nome di alcuni pesci marini della famiglia dei singnatidi, dal corpo lungo e sottile, muso prolungato, bocca piccola senza denti e una sola pinna dorsale. Ago ha come diminutivi aghino, aghetto (che però ha significati speciali: per esempio, è la parte terminale rigida dei lacci delle scarpe) e aguccio, in questo caso anche dispregiativo, e come accrescitivo raro agone.

Agone, oltre a essere il vero accrescitivo di ago, è anche un sostantivo maschile proveniente dal latino agon -onis, a sua volta derivante dal greco ἀγών -ῶ νος, che indica ciascuna delle gare ginniche, ippiche e musicali che si svolgevano nell’antica Grecia per la conquista di premî. Di fatto il termine indica una gara o una lotta e, per una figura retorica chiamata metonímia o metonimía, che significa scambio di nome e consiste nel trasferire il significato di una parola a un’altra in base a una relazione di vicinanza spaziale, temporale o causale, l’agone è lo stesso campo di gara, di lotta o di battaglia. Nella letteratura greca, però, con agone si indicano sia la seconda parte dell’orazione secondo la retorica greca antica di Còrace, risalente al V secolo a.C., parte che viene dopo il proemio e prima dell’epilogo, sia il nome generico di scene della tragedia e della commedia che si risolvono in un contraddittorio tra due attori. In particolare, nella commedia attica “antica”, l’agone è la disputa tra due avversarî a cui partecipa anche il coro e di solito inserita tra la pàrados e la parabasi. Agone è anche, sui laghi lombardi, il nome dato al pesce Alosa fallax, var. lacustris, cioè l’alosa.
Tornando alla metonimia, la usiamo spesso inconsapevolmente: «bere un bicchiere» non implica che si sta letteralmente bevendo il contenitore, ma il suo contenuto.

Gianluca Pignalberi
Edicolante, tipografo digitale per editori accademici, collaboratore di Massimo Polidoro.

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