I governi europei stanno alimentando un clima di paura tra le pubbliche opinioni per un’aggressione della Russia che non si comprende perché dovrebbe avvenire. La verità è che dietro questo clima distopico si nasconde un massiccio mercato delle armi e la riconversione di aziende in produttrici di strumenti bellici ad alta tecnologia. È scomparsa dall’orizzonte qualunque capacità di soluzione diplomatica del conflitto.
Il trumpismo ha fatto esplodere tutte le contraddizioni e le debolezze dell’Unione Europea.
I governanti europei, pervasi da un incontenibile fremito di guerra, mi ricordano i senatori ed i consoli della poesia Aspettando i barbari di Kavafis. Il nemico è alle porte, sta arrivando, lo sentiamo sempre più vicino, giornali e TV invitano a prepararsi all’inevitabile. Chi ci informa avverte: dobbiamo armarci, prepararsi alla guerra è un dovere, ogni cittadino metta l’elmetto ed a scuola si istruiscano i futuri soldatini. Attacco proattivo, guerra ibrida di droni o guerra informatica soft (per la serie: “la ragazza era incinta, ma solo un poco”) al costo di 800 miliardi di euro in tre anni, due mila a testa, vecchi e bambini compresi.
In realtà la guerra, quella vera con l’atomica, non si farà, non si può fare, non conviene a nessuno degli attori in campo. Non conviene a Trump né a Putin o a Xi Jinping. Non conviene agli Stati europei, che di arsenali atomici ne hanno appena una manciata. La guerra non è dietro l’angolo e nessuno la vuole, anche se in troppi la preparano pur nella consapevolezza che sarebbe impossibile farla. Riempire gli arsenali è l’imperativo per un’economia di guerra, ma anche un suicidio per lo stato sociale. Gli attuali governanti europei, incapaci di progettare un futuro di pace per 450 milioni di persone, hanno fallito, e non perché lo dice Trump. È quello che gli USA da trent’anni hanno sempre auspicato: la dissoluzione dell’Unione Europea. I governi occidentali, quello italiano in particolare, sono sempre stati influenzati dai desiderata di Washington e non c’è stato governo che non si sia genuflesso ai voleri d’oltreoceano. Eravamo colonia e colonia dobbiamo restare anche per la nuova dirigenza USA, solo che le armi NATO ora ce le paghiamo da soli. Il tentativo di screditare ed affossare la UE, pur con i suoi evidenti limiti operativi, ne è la conferma. Per gli USA, l’obiettivo primario della guerra in Ucraina era l’indebolimento della Russia, tentativo fallito almeno per ora, ma la conseguenza resta l’impasse da cui l’UE non riesce ad uscire. Quasi quattro anni di guerra, mezzo milione di morti ucraini e altrettanti, se non più, russi. A Kiev resta un fantoccio a capo di un regime corrotto che continua ad elemosinare armi e missili sempre più potenti, ché tanto a morire tocca sempre ai figli degli altri.

In Europa imperversa ancora la narrazione dell’aggredito e dell’aggressore, ignorando le cause di questa guerra (preparata con cura oltreoceano per scatenare l’intervento militare di Putin) e la colpevole assenza sin dall’inizio di una qualsiasi azione diplomatica del nostro continente. La dipendenza servile dei governanti europei verso gli USA è talmente scomposta che paghiamo senza fiatare dazi da usuraio, compriamo il gas al quadruplo del prezzo e dissanguiamo le nostre finanze, sottraendo risorse vitali ai bisogni veri delle persone. L’Italia, la più serva tra tutte le nazioni europee, è perfettamente allineata a questa follia e, per giustificare la scelleratezza di armarsi fino ai denti, si straparla di un attacco che i russi starebbero organizzando. Ma prepararsi alla guerra a chi giova? Il disegno autoritario, non solo in Italia, è dietro l’angolo. La narrazione, la predicazione della guerra è utile a creare un clima di paura, di sospetti, di censure, di “normalizzazione dell’informazione”. Guai a creare distinguo, a sottilizzare e a riflettere sugli errori. “In fondo Dio è con noi e ci sosterrà dall’attacco del nemico: migranti dal sud del mondo o barbari dalle steppe russe. È il Dio non ribelle e umano di papa Bergoglio, ma l’altro, quello dei puritani MAGA americani, degli ortodossi russi, dei coloni israeliani, della Sharia e del Jihad…”.
E l’Europa come deve reagire? L’Europa dei popoli, o almeno quel che ne resta, abbia il coraggio di ritrovare un minimo di dignità e ricordarsi delle sue radici libertarie. Riallacciare e rafforzare i rapporti economici con i paesi emergenti: India, Nigeria, Brasile, Sudafrica, Indonesia… In fondo la rinuncia degli USA ad essere i protettori del mondo ci offre questo spazio di manovra e ne dobbiamo approfittare. Si spinga per una pace, comunque gravosa per l’Ucraina, ma che ponga fine alle ostilità, perché non esiste una pace giusta dopo una guerra con milioni di morti ed un paese al collasso. Si ritrovi ragionevolmente la strada di confronto con la Russia per la creazione di un’Europa allargata, come sosteneva De Gaulle, “dall’Atlantico agli Urali”. Forse è un’utopia, ma abbiamo altro disponibile? Intanto, aspettando i barbari, li evochiamo in ogni modo. Saranno le orde della steppa, i migranti dall’Africa o le ombre dei morti di Gaza che vengono a chiedere conto delle nostre complicità? Verranno i barbari, ma non sappiamo neanche riconoscerli, perché forse il barbaro, il nemico subdolo di cui aver realmente paura, è solo dentro di noi!
S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti. Taluni giunti dai confini han detto che di barbari non ce ne sono più. E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi? Era una soluzione, quella gente.
Ettore Benforte