Governo e opposizione impantanati. Meloni al bivio tra Europa e Trump.
Schlein alle prese con le primarie e il programma di coalizione
Era nato con altre ambizioni il governo di Giorgia Meloni, il primo con una Premier donna, il primo di destra-destra. Delle belle intenzioni è rimasta solo la “longevità” come elemento di cui vantarsi, al netto della propaganda proveniente dalle file di Fratelli d’Italia che dipinge un’Italia che semplicemente non c’è e risultati frutto di illusioni ma che non rispondono purtroppo ai dati del reale.
In economia le cose non vanno per niente bene, colpa certamente dei dazi trumpiani e della guerra all’Iran che ha forti ripercussioni sui prezzi di carburanti ed energia, ma colpa anche – oggettivamente – di una gestione mediocre che non ha investito in progettualità e innovazione ma si è limitata a spendere i soldi del PNRR, così che l’indebitamento che ci ritroviamo è più alto che mai e le previsioni di crescita sono le peggiori in Europa. In politica estera e nelle grandi vicende internazionali siamo rimasti smarcati dal tentativo della Premier di ritagliarsi uno spazio di favore con l’America di Donald Trump, poi fallito come tutti sappiamo, e con la ripresa – tutta in salita – dei rapporti con i maggiori partner europei (Germania e Francia, e anche Gran Bretagna) e con una UE dove ci si fida fino a un certo punto di un’Italia meloniana (già pro Orbán) apparsa troppo ondivaga ed incerta, e quasi tornata all’ovile solo dopo la “sbandata” trumpiana”.
Lo stato del governo Meloni, certificato dai dati del referendum costituzionale di marzo e proseguito in questi due mesi con molte incertezze, pur se impantanato sulle maggiori questioni sul tappeto, non è però apparso così in affanno come dal centrosinistra si è tentato di accreditare: lo dimostrano le stesse elezioni comunali del 24-25 maggio (oltre sei milioni di elettori chiamati al voto) che consegnano una lettura dove i trionfalismi e le grida di vittoria di questo o quel fronte non hanno gran senso, ma dove comunque Venezia (che il campo largo aveva assurto a simbolo della rinascita) è rimasta e ben saldamente (al primo turno) al centrodestra e Reggio Calabria è stata conquistata da questo fronte con percentuali bulgare; poi ci sono molti comuni capoluoghi aggiudicati al centrosinistra; e poi c’è Salerno, dove ha vinto Vincenzo De Luca ed è una vittoria contro tutti e soprattutto contro la dirigenza dem e specificamente contro Elly Schlein (che non ha inteso far presentare nemmeno la lista di partito).
Indubbiamente, dopo le illusioni post referendum, c’è un certo disappunto nel centrosinistra, il che tutto sommato forse è un bene, perché costringe a fare i conti con un dato reale: il centrodestra a guida Giorgia Meloni, oggi al governo, ha un suo feeling elettorale difficile da scardinare; e per farlo non si deve spingere sul terreno della “polarizzazione permanente” (cara soprattutto a certa sinistra, più ideologica e identitaria); va costruita una coalizione ampia (il campo largo va benissimo, ma con un progetto che abbia respiro e non con tatticismi e accordicchi) che poggi su una base programmatica solida, con cultura di governo, idee chiare ad iniziare dalla politica estera, pragmatismo e classi dirigenti credibili e tale da sottrarre voti soprattutto in quell’area di mezzo dell’elettorato (che, ovviamente, vale doppio in termini di voto, perché in contemporanea aggiunge da una parte e toglie dall’altra), che negli ultimi anni ha privilegiato la leadership della Meloni.
Indubbiamente, dopo le illusioni post referendum, c’è un certo disappunto nel centrosinistra, il che tutto sommato forse è un bene, perché costringe a fare i conti con un dato reale: il centrodestra a guida Giorgia Meloni, oggi al governo, ha un suo feeling elettorale difficile da scardinare; e per farlo non si deve spingere sul terreno della “polarizza Inutile sottrarsi poi a una riflessione anche cruda sulla premiership di questo campo largo di centrosinistra: veramente c’è chi crede che si sia competitivi rispetto a Giorgia Meloni puntando su Elly Schlein o su Giuseppe Conte e sul meccanismo delle primarie? (L’altra ipotesi, quella di Silvia Salis, sindaco di Genova, appare allo stato, poco più di una provocazione.) Urge puntare su un “federatore” forte, autorevole, credibile, in grado di rappresentare un autentico valore aggiunto per la coalizione (ricordate Romano Prodi?).
Antonio Belliazzi
vicedirettore de Il Corace