La strage dei filosofi

Nei programmi scolastici falciati i pensatori del Razionalismo Europeo.
E non solo. Il revisionismo di destra contro la modernità

Al tempo del liceo − ahimè sono trascorsi ormai oltre quaranta anni − mi piaceva la filosofia. Sarà forse per questo che il potente sentimento della nostalgia, oltre alla potenza dello strepito mediatico, mi hanno condotto ad interessarmi della vicenda delle indicazioni nazionali per lo studio della filosofia nei licei. Mi sono incuriosito ed ho voluto leggere che cosa ci fosse scritto in queste famose indicazioni.
Intanto riconduciamo la vicenda nel suo giusto alveo: si tratta di indicazioni, quindi non di programmi precettivi, che salvaguardano ovviamente il principio della libertà di insegnamento. Quindi, l’insegnante che abbia un po’ di coraggio e un po’ di capacità critica può benissimo mantenersi uno spazio di libertà nella scelta del programma. Inoltre sono indicazioni provvisorie e modificabili all’esito della fase di consultazione con il mondo della scuola, che potrà vedere anche la partecipazione delle consulte studentesche.

Tuttavia ho voluto cercare quali movimenti sotterranei si potessero intuire leggendo dentro la scelta dei temi, degli autori e dei movimenti filosofici contenuti nelle indicazioni. Balza evidente all’occhio l’assenza di Leibniz e Spinoza, che insieme a Cartesio sono i grandi filosofi del razionalismo europeo, anticipatori dell’illuminismo.
Leibniz viene considerato il precursore dell’informatica e del calcolo automatico, primo inventore di una macchina calcolatrice. Genio versatile ed eclettico, fu anche il primo che intuì l’importanza dell’inconscio, che solo due secoli dopo, con Freud, verrà riconosciuto come realtà istintuale effettiva. Spinoza invece, che ebbe una vita breve e travagliatissima, perseguitato negli ambienti religiosi ebraici del suo tempo, mise in crisi la religione del suo tempo criticando il dogma della creazione e la visione antropomorfa della divinità. Dio è Natura, diceva Spinoza, e la presenza di Dio è immanente in tutto.

Quindi due mostri sacri della ragione e del pensiero critico. A chi danno fastidio?
Azzardo un sospetto e rispondo con le parole di mio padre: “a quelli che vorrebbero rimetterci i piedi sulla testa”, ai neoconservatori, alla nuova destra ispirata ad un idealismo magico ed improntata ad arcaici miti del Dio e della Patria. Una destra ostile al razionalismo moderno.
Altro salto logico e storiografico evidente è quello che riguarda la storia del pensiero politico; Machiavelli, Marx e Gramsci non vengono neppure citati, mentre stranamente viene indicato il Marxismo del Novecento e la scuola di Francoforte; così come non vengono citati Fichte e Schelling prima di Hegel; sono oggetto di indicazione invece il Neoidealismo italiano di Croce e Gentile.

Non si vuole dire che Croce e Gentile non siano importanti, lo sono, ma praticamente tutto il materialismo viene messo da parte in favore dell’idealismo assoluto.
Per essere sospettosi si può dire che il pensiero critico, quello che entra in contraddizione con lo spirito del proprio tempo, che apre spiragli ai grandi cambiamenti epocali, il razionalismo che precorre la rivoluzione borghese di fine Settecento, e il materialismo marxiano che apre la strada alla nascita del movimento operaio, motore della storia di un secolo, vengono puniti dal revisionismo di Valditara.
A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

Tommaso Conti
vicedirettore de Il Corace

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora