È finita quasi a torte in faccia tra Donald Trump e Giorgia Meloni.
All’inizio c’era feeling tra i due, entrambi esponenti di destra che più destra non si può, né negli States, né nell’Italia repubblicana.
Benevolenza da parte del tycoon americano e gratitudine e anche un po’ di sottomissione da parte della Giorgia nazionale, tutta compresa nel ruolo di “pontiera” tra le due sponde dell’atlantico, con gli altri paesi europei e dell’UE ben più scettici sulla politica estera, economica (si pensi ai dazi), e militare del Presidente statunitense, e lei, la Premier italiana, che pensava di poter fare la prima della classe. Il calcolo della nostra Premier poteva avere una sua logica se per sovrintendere le relazioni internazionali ci si fosse potuti affidare ai rapporti istituzionali tra paesi, in virtù di legami stretti in decenni e decenni di storia, ed alla complessiva affidabilità degli attori politici: ma questo nell’era di Trump, con uno come Trump, non era possibile; e il non prevedere ciò è stato il grosso limite della Primo ministro italiana, rimasta oggettivamente basita (se non scioccata) dagli attacchi trumpiani (diretti in prima persona a lei; ma anche all’Italia nel suo complesso).
E bene hanno fatto, innanzitutto il Presidente della Repubblica Mattarella, e poi, pur con sfumature diverse, un po’ tutti gli esponenti di punta dei diversi partiti sia di maggioranza che di opposizione, a solidarizzare con la Premier. Al di là della vicenda personale, sgradevole, che ha colpita Giorgia Meloni, e con lei l’Italia, sui rapporti tra USA e Italia nessuno può comunque scherzare. E così il Governo (siamo convinti su stessa, saggia, indicazione del Quirinale) ha cercato di frenare la deriva polemica anti amministrazione americana, cercando di salvare il salvabile, in un rapporto troppo importante per noi e troppo radicato nella nostra storia, quantomeno repubblicana, puntando a non rompere, ma anzi a mantenere, un filo di dialogo lasciato alla diplomazia.
Intitolai un precedente articolo C’eravamo tanto amati con riferimento al rapporto storico con gli Usa, sottolineando la fase di difficoltà e deterioramento. Il titolo di questo articolo, Siamo Stati Uniti, è una constatazione sia della fase difficile in atto tra i due Paesi, sia un richiamo comunque alla oggettiva indubbia importanza ineludibile del rapporto Italia-USA, al di là e oltre Donald Trump.
È auspicabile che il nostro governo riprenda un intenso strutturale rapporto con l’UE e con gli alleati europei tradizionali (Francia, Germania e anche Gran Bretagna) vincendo le diffidenze da questi nutrite dopo la liaison Meloni-Trump finita in cocci: e in questo senso il bilaterale con Macron ad Antibes è un primo segnale certamente positivo.
Antonio Belliazzi
vicedirettore de Il Corace