La norma che toglie le emozioni dai banchi di scuola
Quanto avvenuto a Centocelle − dove un 13enne ha spruzzato spray urticante e accoltellato un’insegnante − è l’ennesimo sintomo di una scuola che fatica sempre più a costruire relazioni e legami affettivi. Non fosse stato per l’intervento di un ragazzo congolese (arrivato in Italia irregolarmente e tutelato − per fortuna − dalla legge Zampa sui Minori Stranieri non Accompagnati), ora staremmo forse parlando di una tragedia irreparabile. La scuola chiede aiuto, supporto, soprattutto interventi di riforma seri per formare le giovani generazioni al rispetto delle relazioni umane.
Senza girarci troppo intorno: è necessario insegnare l’educazione sessuo-affettiva, materia che aiuterebbe bambini e ragazzi a conoscere il proprio corpo, riconoscere e gestire le emozioni e costruire relazioni basate sul rispetto, sul consenso e sulla consapevolezza. Destinatari di questa richiesta sono soprattutto le istituzioni nazionali, che però da tempo lavorano per ridimensionare quel poco che c’è di educazione affettiva in Italia, sulla base di motivazioni spesso pretestuose. Una nota del Ministero dichiara, ad esempio, che la legge sul consenso informato ha lo scopo di non creare confusione nei bambini insegnando le cosiddette teorie gender. Parole che rivelano una profonda distanza dal contesto scolastico ed educativo reale, ma sfociate nella Legge 104/26, che introduce una disciplina stringente per le attività scolastiche che affrontano temi attinenti alla sessualità. Nelle scuole secondarie, per gli studenti minorenni, è previsto il consenso informato preventivo e scritto dei genitori, che devono poter visionare in anticipo i materiali utilizzati. In assenza del consenso lo studente è esentato e (in alcuni casi) può svolgere attività formative alternative.
Per le scuole dell’infanzia e primaria, invece, la legge esclude le attività didattiche e progettuali dedicate a temi attinenti alla sessualità, facendo salvo quanto già previsto dalle indicazioni nazionali. Questo obbrobrio legislativo punta a impedire alle scuole di formare bambini e adolescenti alla conoscenza delle emozioni e del proprio corpo, al rispetto delle amicizie e delle relazioni, a prevenire e combattere stereotipi e discriminazioni, ad approfondire temi come la salute sessuale e riproduttiva, la contraccezione e prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse. Con il pretesto di contrastare ipotetiche minacce ideologiche, la legge finisce per privare i giovani dell’educazione alle relazioni e alla salute, esponendo la società a maggiore violenza e ignoranza. Per questo è necessario reagire: qualcosa fortunatamente comincia a muoversi. Il «Comitato Sì Educazione affettiva nelle scuole» ha promosso una raccolta firme per un referendum abrogativo della Legge 104/26, che ha già superato le 500 000 firme necessarie per richiederne l’indizione. Qualora dovesse superare i vagli di legittimità e ammissibilità di Cassazione e Corte Costituzionale, si andrebbe al voto in una data tra il 15 aprile e il 15 giugno 2027. La vittoria del sì porterebbe all’abrogazione della legge attuale e al ripristino della normativa precedente che, per quanto imperfetta, garantiva un approccio decisamente più egualitario: l’educazione sessuo-affettiva veniva infatti insegnata a tutti senza discriminazioni basate su consensi genitoriali o autorizzazioni da parte degli studenti maggiorenni. Per una buona volta, una certa politica potrebbe essere invitata a tornare dietro i banchi di scuola. Ne avrebbe bisogno.
Angelo Cioeta
Dottore in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali